Una sera, prima
della partenza, mi ero messo a cercare la posizione esatta dell'università di
Astrachan' su Google Maps, e, non appena trovata, un sussulto di allegria si
era levato dal mio cuore: "Ma l'università è a due passi dallo
stadio!" Che bella cosa, pensavo nella mia mente ingenua, poter andare a
vedere delle partite di calcio in Russia!
(Il fatto che non riuscissi bene a capire né come si chiamasse la
squadra di Astrachan', nè in che campionato giocasse, avrebbe dovuto farmi
sospettare qualcosa, ma, come sopra detto, ero ingenuo.)
Ebbene, sin dalla data del mio arrivo, ho aspettato speranzoso il
momento in cui io e Marcello saremmo andati allo stadio a vedere una partita
del mitico Volgar', la prima squadra di Astrachan', dove ha debuttato il grande
portiere dell'Unione Sovietica Rinat Dasaev, l'uomo che vide volare sopra di sé
l'arcobaleno disegnato da Van Basten nella finale degli Europei.
(Non vi preoccupate per il piccolo momento poetico, sarà l'ultimo
del racconto)
E finalmente quel
giorno arrivò: lunedì 10 settembre era in programma lo scontro di cartello tra
Volgar' e Spartak Nal'chik, e né io né Marcello ce lo saremo persi per nulla al
mondo. Le poche notizie su Internet che avevo trovato su questo scontro tra titani
confermavano che la partita sarebbe iniziata alle 18.30, e così alle 18.27 ci
rechiamo puntuali davanti ai cancelli d'ingresso dello stadio.
Compriamo il biglietto per la modica cifra di 100 rubli (2,50 euro) senza trovare nessun tipo di coda, e ci incamminiamo verso il nostro settore. Subito capiamo perché non avevamo trovato fila: perché la partita inizia alle 20.30, come indicato nello striscione al cancello d'ingresso. Nonostante la delusione, il largo anticipo ci permette di ammirare gli utili cartelloni all'entrate, dove, di fianco ad una gigantografia del nuovo acquisto del Volgar' Pippo Inzaghi, troviamo il calendario del campionato, classifica e rosa al gran completo. Così scopriamo che la prima squadra di Astrachan' non se la cava benissimo: ha segnato la miseria di 6 gol in 12 partite, perdendone 6 e vincendone solo una (miracolo mariano al quale Marcello De Giorgi afferma di aver assistito), e si ritrova meritatamente al penultimo posto in classifica, in piena lotta per la salvezza.
| Ditemi che non è uguale a SuperPippo! |
("Vabbè, cosa ti volevi aspettare, non siamo mica a Wembley, almeno vedremo una squadra che lotta per salvarsi, una bella partita col coltello tra i denti a lottare su ogni pallone!" pensavamo, ingenui.)
Ritorniamo due ore dopo - perdendo purtroppo l'inno nazionale prima della partita - e all'ingresso veniamo accolti da alcune guardie impegnate a cacciare un tifoso ubriaco (un'altro che ha preso sul serio la campagna "Vita senza alcol! Regalati un futuro!"). Veniamo tastati dalla testa ai piedi, ci fanno cavare i tappi dalle bottiglie, ci lasciano gli accendini, e finalmente arriviamo a vedere questa benedetta partita.
Il colpo d'occhio non è delle grandi occasioni, per usare un eufemismo: tribune scoperte (unite al gelido venticello russo, un'idea geniale), stadio pieno a metà, la fa da padrone lo schema "a cazzo di cane" - sugli spalti come in campo - con piccole frange di tifosi entusiasti (in Italia si direbbe "Volga alcolica") sparse in giro per tutto lo stadio a cantare gli unici 2 cori in vigore tra la tifoseria di Astrachan', che recitano "Avanti Volgar!'" (buono per tutte le occasioni) e "Serve un gol!" (quando la pazienza inizia a finire).
In compenso il dispiegamento di forze dell'ordine allo stadio è a livelli nordcoreani, e abbiamo addirittura il privilegio di assistere ad un intervento della polizia russa per placare le lamentele dei tifosi verso la squadra. Al diciottesimo cross indecente dei terzinacci da galera del Volgar', il vecchietto capo ultrà si lascia andare al commento: "Siete proprio dei finocchi!". In pochi secondi due guardie, che stavano sempre rivolte col viso ai tifosi, si avvicinano al vecchietto. Il dialogo più o meno si svolge così:
Vecchietto: "La nostra squadra sta facendo schifo, ma non volevo offendere nessuno!"
Amici del vecchietto: "Ma cosa ca**o volete? Viene qui da 20 anni e non può neanche lamentarsi un po'?"
P: "Non c'è bisogno di urlare, vedetelo come un evento culturale."
A: "Non siamo mica a teatro!"
E la partita? Eh, la partita. La splendida maglia del Volgar', modello Chelsea coi numeroni grandi, che ci aveva fatto ben sperare, è rimasta purtroppo l'unica fonte di interesse dei lunghissimi 90 minuti. Il Volgar' applicava come schema unico la palla lunga al numero 10 Antipenko, rinominato "lo Stianone" da De Giorgi, che di testa sarà una spada ma ha la velocità un gatto di marmo. I portieri fanno il loro lavoro (più o meno), gli attaccanti no, e la partita si chiude 0-0 al 93', con gli spettatori avviati verso l'uscita già da qualche minuto. Sono stato a vedere in Italia qualche volta il Romagna Centro, la squadra che gioca a Martorano in Eccellenza, e sinceramente gioca meglio.
P.s.: D'ora in poi, solo calcetto al campo dietro lo studentato, tra turkmeni che non la passano mai, kirghizi che giocano a piedi nudi, chi vince regna e imprecazioni infinite in russo (la più gettonata è "Bleeeeaaaaaaaddd!). A breve reportage completo.
ottimo reportage ... propongo di inserirlo nel mitico Guerin Sportivo !! e attendo con ansia la seconda puntata ...
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