sabato 8 settembre 2012

Рыбалкa


In mezzo alla depressione che ci sta cogliendo sempre più inarrestabile in questi giorni ad Astrachan’ (in camera di notte dobbiamo usare le candele, ieri sera niente acqua corrente e oggi per un po’ è andata via la luce ovunque), raccontarvi di domenica scorsa è un po’ come pensare all’acqua gasata nel mezzo del Sahara.

Il grande Pietro Eldar Mennea
Il nostro caro amico Eldar, studente russo di chimica, soprannominato Pietro Mennea per le sue fulminee apparizioni e la corsa infaticabile (un giorno ha seguito un autobus su cui eravamo di corsa e lo ha preceduto!), nostro factotum personale/traduttore simultaneo in questi giorni
ci aveva invitato per una giornata di pesca sul Volga. Facendoci la proposta, si è dimenticato di specificare l’invito a pranzo e a cena dalla sua famiglia, ma far buon viso a cattivo gioco sta diventando il nostro sport preferito qui in Russia.


(Beatrice terrorizzata che ricorda l'esperienza...) 

Quindi domenica scorsa, verso le 11, veniamo accolti fuori dall’università da Eldar e da suo padre, volenteroso nel tentare di fare conversazione con persone quasi estranee alla sua lingua, e veniamo accompagnati fino a casa loro. Al nostro arrivo la madre di Eldar, di professione medico, sequestra la povera Beatrice in cucina per farsi aiutare con i preparativi per il pranzo mentre noi uomini veniamo intrattenuti in salotto dal padre che ci offre addirittura da 
fumare (disparità di trattamento che Marcello ha molto apprezzato). Durante il pranzo ricevo il primo corso di imburramento in Russia: vedendomi imburrare la pagnotta in maniera insufficiente, la famiglia ha strabuzzato gli occhi dallo scandalo e ha subito pensato di mostrarmi la grande passione russa per l’ingerimento di quantità pantagrueliche di burro. Beatrice e Marcello mi guardavano mezzo inorriditi e mezzo divertiti (divertiti soprattutto dal mio grido di dolore “Voglio morire” alla fine del pasto).

Pesca doppia per "Il Dandi" De Giorgi
Finito il trauma, abbiamo ripreso i bagagli e siamo partiti imboccando una strada di campagna verso il fiume, alla termine della quale siamo arrivati sulle rive del Volga. Qui una chiatta ci ha trasportato dall’altra parte del fiume, dove ad attenderci c’era un paesaggio ancora più sterminato fatto da piccoli declivi, cimiteri ortodossi ed infinita campagna russa. Dopo qualche chilometro abbiamo imboccato un mulattiera che ha fatto parecchio soffrire la macchina della famiglia Akmaev, ma che alla fine ci ha portato (secondo il nostro senso dell’orientamento più o meno nel mezzo del nulla) in un piccolo angolo di paradiso, uno stretto braccio di fiume circondato da canne ed alberi dove abbiamo trascorso una splendida e pacifica giornata.

Il mio primo pesce

E dove io ho scoperto la mia nuova ragione di vita: la pesca. Probabilmente il mio entusiasmo è dovuto soprattutto al fatto che, nonostante non avessi nessuna esperienza precedente, non appena ho preso la canna in mano ho subito abboccato un pesce di discrete dimensioni - che a lungo è rimasto la preda più grossa della giornata. Eppure questa strana disciplina, che prima di domenica evocava nella mia mente solo immagini di levatacce domenicali e infinite giornate con le gambe immerse nell’acqua fluviale, in un solo pomeriggio mi ha affascinato con le sue lunghe attese, i suoi silenzi placidi, la semplicità di quel filo lanciato nel fondo di un fiume profondo e la gioia infantile del momento in cui si tira su il pesce appeso all’amo…
Women of the match - Beatrice

Il primo luccio della giornata
Per l’occasione abbiamo anche improvvisato un match Russia-Italia di pesca: Beatrice si è particolarmente distinta per l’ottima prestazione (io con la mia proverbiale grazia mi sono distinto rompendo una canna), e la sfida è stata più equilibrata del previsto, finché Maksim, compagno di chimica di Eldar, rinominato Maksim Pescatore, ha preso due lucci di fila a fine giornata, decretando la vittoria netta dei sovietici (come li chiamavano in Rai agli Europei).
 
Il rilassante pomeriggio si è concluso con mucche al pascolo sulle rive con lo sfondo di un dolce tramonto sulle acque del Volga che ci hanno cullato fino alla comparsa della luna e delle prime stelle… 


Ora, quel che segue dovrebbe essere il racconto dove si narra delle disavventure di Marcello De Giorgi a cena dalla famiglia Akmaev, dove, forzato dalla strana cortesia russa a trangugiare ripetute tazze di tè e bicchieri di vino, il ragazzo ha più volte imprecato contro tutta la corte dei Santi (ortodossi e non) perché lo liberassero dal peso che gravava sul suo stomaco; ma penso che non ce ne sia troppo bisogno.

La simpatica Baghera
Ciò che rimane della giornata è la simpatia del padre di Eldar, che sotto un bel gazebo di legno costruito con le sue mani come regalo di compleanno per il figlio, in mezzo al giardino con piscina gonfiabile ed orto coltivato, ci ha parlato dei 12 anni passati nell’esercito e ci ha invitato ad una nuova battuta di pesca, e una foto della gatta di casa, la tenera Baghera, molto soddisfatta alla visione del secchio pieno di pesce fresco (anche se un po’ spaventata dalla macchina fotografica).

I guess that this must be the place...
(by De Giorgi)
Io, alla gatta, lascerei mangiare tutto volentieri. A me il pesce neanche piace.


P.s.: questa volta niente traduzione in russo perché qualche autoctono si potrebbe offendere...

3 commenti:

  1. bellessimo racconto... sembra quasi di essere lì, continua così ad aprirci finestre sulla Russia ..

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  2. bravo checco..in bocca al lupo per questa nuova esperienza e continua a deliziarci con i tuoi racconti| un bacione.

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  3. Ho conosciuto Eldar all'università di Venezia, dove ho assistito al suo esame di chimica organica e dove più volte ci siamo fermati a parlare nel vecchio giardino di Santa Marta... è bello averlo ritrovato anche protagonista di questo episodio.

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